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By cizucu ·

Cover photo by しずか
Oggi spostiamo l’obiettivo, finora rivolto a paesaggi e persone, verso ciò che si trova nelle nostre tasche o sulla scrivania: utensili segnati dall’uso, stoviglie, rami e pietre raccolti. I piccoli oggetti conservano non soltanto graffi e peso, ma anche il tempo e i ricordi di chi li ha toccati.
Non si tratta semplicemente di comporre un’immagine che ne esalti la bellezza, bensì di affidarsi alla direzione della luce, al luogo in cui sono posati e persino alle ombre più lievi per tradurre in un solo scatto la dimensione tattile del quotidiano. Possiamo così concepire queste fotografie come piccoli reperti e, insieme, come pagine di un diario silenzioso.
Fotografare gli oggetti che ci circondano non significa limitarsi allo still life o mostrarne la forma nel modo più impeccabile possibile. Significa leggere il tempo del loro utilizzo attraverso le trasformazioni della superficie: graffi, abrasioni, ammaccature e scolorimenti. Più dei contorni intatti di un oggetto nuovo, sono gli angoli modellati dalle mani del proprietario e le tracce lasciate nei punti in cui è stato posato innumerevoli volte a conferire all’immagine una storia irripetibile.
Foto di satorii
Osservando le chiavi in tasca o il bicchiere che usiamo ogni giorno, il ricordo non riaffiora sotto forma di un grande avvenimento, ma come sensazione: il numero di volte in cui li abbiamo toccati, il suono prodotto nel posarli. Quando si sceglie il soggetto, domandarsi perché sia ancora con noi aiuta a individuare il fulcro della fotografia.
Nella fotografia di piccoli oggetti, la luce modifica profondamente le informazioni offerte dalla superficie. La luce radente che entra da una finestra disegna ombre sottili sulla ruvidità di un ramo o lungo il bordo di una stoviglia; la luminosità diffusa di una giornata nuvolosa rivela invece i discreti rilievi di tessuti e carta. Anche il riflesso freddo del metallo, la grana asciutta del legno e il peso umido della pietra cambiano carattere in base alla direzione e all’intensità della luce.
Foto di terutabi
Un’altra possibilità consiste nel non allestire eccessivamente lo sfondo, lasciando affiorare qualcosa dell’ambiente in cui l’oggetto si trova di solito. I graffi sulla scrivania, l’ombra proiettata sulla tavola e le gocce rimaste su una stoviglia appena lavata restituiscono un tempo che l’oggetto, da solo, non riuscirebbe a raccontare. Più ci avviciniamo al soggetto, più il vedere si fa simile al toccare, aprendo nell’immagine uno spazio in cui immaginare persino suoni e temperature.
Fotografando i piccoli oggetti uno alla volta, le immagini si trasformano nel registro di una raccolta. Anziché accostare elementi di dimensioni simili, osservare dallo stesso punto di vista ciò che usiamo ogni giorno, ciò che avevamo riposto e ciò che abbiamo raccolto per caso permette di delineare gradualmente i contorni della vita di chi li possiede. Fotografare non soltanto il fronte, ma anche il retro o l’oggetto durante l’uso consente di conservarne nell’immagine anche la funzione.
Foto di Tsabu
Domani mattina, per cominciare, scegliete uno degli oggetti che prenderete in mano e, prima di riporlo, soffermatevi sul suo peso e sulla sua superficie. Realizzate tre scatti variando la luce della finestra, l’ombra che cade sulle mani e la posizione in cui l’oggetto rimane dopo essere stato toccato: emergeranno così tempi diversi del medesimo soggetto. Infine, scegliete l’immagine che più di ogni altra invita a immaginarne la sensazione tattile.


