ISSUE approfondisce la sensibilità e il pensiero dei creativi di tutto il mondo, offrendo nuovi spunti di ispirazione. In ISSUE #18 ci immergiamo nell’universo del fotografo zawa, che esprime attraverso la fotografia le contraddizioni tra i confini e le distanze imposti dal linguaggio e la realtà.
Quando emergono due prospettive: Taiwan e Giappone
Image by ザワ
Zawa ha scelto di proseguire gli studi universitari in Giappone dopo un anno di scambio a Okinawa durante il liceo. Quando ha iniziato a percepire disagio nei confronti dei confini e delle distanze generate dal linguaggio?
Prima di trasferirsi in Giappone, impugnando la macchina fotografica, pensava che i paesaggi della sua Taiwan natale fossero ormai familiari. Tuttavia, dopo aver vissuto in Giappone e fatto ritorno a casa, ha scoperto nuovi dettagli e sentito il desiderio di scattare più fotografie. “Solo attraversando continuamente Taiwan e Giappone emergono due prospettive distinte. Il processo di riscoperta di entrambi i luoghi ha influenzato profondamente i temi della mia ricerca artistica”, racconta.
Image by ザワ
Una delle esperienze fondanti è stata la domanda: “Dove si trova davvero il confine tra Taiwan e Giappone?”
Espressioni che svelano confini e distanze
“Quando studiavo a Okinawa, mi sono reso conto che, pur essendo Giappone, la mia Taiwan natale era più vicina di Tokyo. Dalla costa orientale di Taiwan, nelle giornate limpide, si può vedere l’isola di Yonaguni. È una distanza così breve che, con impegno, si potrebbe attraversare anche su un barile di petrolio. Per me, Okinawa era un luogo affascinante: ricco di culture diverse, ma allo stesso tempo con un’atmosfera simile a casa.”
Ma chi vive a Okinawa è giapponese, in quanto possiede un passaporto giapponese, ed è ovvio che Okinawa fa parte del territorio nazionale. In quel momento ho compreso che il concetto di confine è una costruzione artificiale. Tuttavia, ho anche intuito che il sentimento umano verso i confini e le distanze tra i luoghi non coincide necessariamente con le definizioni linguistiche. Forse i confini che percepiamo nella realtà sono infiniti quanto i pensieri delle persone.
Image by ザワ
Non confini tracciati da una linea, ma confini che ogni individuo definisce per sé. Per sperimentare un ritorno all’astrazione dei confini concreti, zawa ha organizzato quest’anno una mostra fotografica dedicata all’ambiguità dei confini.
La pratica che si approfondisce attraverso l’ascolto
© zawa・ザワ
Per stimolare una riflessione sui confini e sulle distanze, nella mostra fotografica le didascalie sono state ridotte al minimo. Il linguaggio serve a trasmettere informazioni in modo chiaro, ma limitare le didascalie influenza la percezione dello spettatore. Esporre insieme fotografie di Taiwan e Giappone senza spiegazioni verbali permette ai visitatori di confrontarsi liberamente con le immagini, al di là dei confini tra i due paesi, affidandosi esclusivamente all’esperienza visiva.
© zawa・ザワ / Durante la mostra fotografica “UNTITLED FOLDER”
“Ricevere feedback su come il pubblico osserva le fotografie con o senza parole è stato, per me, una sorta di esperimento empirico nell’ambito dell’espressione.” Anche il dialogo con i visitatori ha rappresentato un’importante occasione di apprendimento.
Alla ricerca dell’individualità nella fotografia
“Continuando a fotografare, credo che ognuno possa trovare una propria prospettiva unica”, afferma zawa. C’è un episodio che ricorda con particolare emozione, quando il fotografo Yōzō Fujita, autore di “Sekai Isan Hōrōki” e “Sekai”, ha recensito i suoi lavori: “Mi ha consigliato di inserire maggiormente nella fotografia la distanza e la relazione tra me e il soggetto. In effetti, avevo la tendenza a tracciare un confine tra me e ciò che fotografavo, ma ora desidero rendere anche questo limite più sfumato”, racconta, parlando delle sue future ricerche artistiche.
Image by ザワ
Infine, zawa riflette su come, nell’epoca della globalizzazione, sembri che l’individualità di ciascuno sia diventata più ricca, ma al tempo stesso l’immagine dell’individualità stessa sia diventata quasi eccessiva. Continuerà a scattare finché non avrà trovato una prospettiva autenticamente personale. Proprio perché vive nell’ambiguità dei confini, il suo sguardo resta particolarmente interessante.
zawa | ザワ
Il suo vero nome è Xu Shinze (許 信澤). Ha iniziato a fotografare su pellicola al liceo, grazie a una Canon EF ricevuta dal suo insegnante di arte. Attraverso una doppia prospettiva tra Taiwan e Giappone, realizza opere che riflettono il disagio verso i “confini artificiali”. Ha organizzato mostre fotografiche come “Lens of Life” e “UNTITLED FOLDER” sotto i viadotti di Beppu, dedicandosi principalmente alla fotografia di street e reportage.
cizucu:ザワ
Instagram:@zawa_rudo_0110











