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Yūshi Kaishakuji racconta | La libertà dell’«imperfezione» appresa con la sua fotocamera del cuore | Leica Q2 Monochrom | Knowledge #521

By 皆尺寺 悠史 · 2 settembre 2026

Serie «La mia fotocamera e io»
Yūshi Kaishakuji racconta | La libertà dell’«imperfezione» appresa con la sua fotocamera del cuore | Leica Q2 Monochrom | Knowledge #521

Cover photo by 皆尺寺 悠史

Yūshi Kaishakuji racconta | La libertà dell’«imperfezione» appresa con la sua fotocamera del cuore | Leica Q2 Monochrom | Knowledge #521

Cover photo by 皆尺寺 悠史

Le fotocamere e le storie raccontate dai creator che amano la fotografia. In ciò che definiamo la nostra «fotocamera del cuore» si riflettono la visione della vita e i valori di ciascuno. Protagonista di questo episodio della serie è Yūshi Kaishakuji, che utilizza abitualmente la Leica Q2 Monochrom.

Una fotocamera versatile sostiene chi fotografa e riduce gli errori. Ma, al tempo stesso, come cambia la capacità di «vedere» del fotografo? Kaishakuji racconta di aver scelto deliberatamente una Leica Q2 Monochrom con i suoi vincoli, per tornare ad affinare lo sguardo anziché la tecnica.

Leica Q2 Monochrom: informazioni essenziali

La Leica Q2 Monochrom è una fotocamera digitale a ottica fissa dotata di un sensore CMOS full frame esclusivamente monocromatico da circa 47,3 megapixel effettivi. Privo di filtro colore, il sensore dedicato offre elevata risoluzione e un’ampia ricchezza tonale, rendendo possibile una resa in bianco e nero di straordinaria finezza, irraggiungibile con un sensore a colori.

Leica Q2 Monochrom | Sito ufficiale

L’inquietudine nata dall’affidarsi sempre più all’attrezzatura

Amo profondamente la street photography. Mi piace sia osservarla sia praticarla. Il genere principale che presento pubblicamente come mia ricerca autoriale è la «fotografia di animali», ma la strada continua a essere uno degli ambiti che prediligo.

Quando fotografo gli animali, mi affido in misura considerevole alle potenzialità dell’attrezzatura. Più questa diventa versatile, più diminuisce la «frequenza degli errori». Al tempo stesso, però, ho iniziato ad avvertire il timore che il mio sguardo si stesse progressivamente uniformando.

Definirlo «consolidamento di uno stile» potrebbe suonare positivo. Eppure mi sono domandato se quell’influenza non finisse per estendersi persino alle fotografie scattate esclusivamente per me stesso. Questo pensiero ha cominciato ad attraversarmi sempre più spesso.

È stato allora che ho incontrato la Leica Q2 Monochrom.

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Foto di 皆尺寺 悠史

Perché mi hanno attratto specifiche così radicali

Un 28 mm fisso, senza possibilità di cambiare obiettivo, e un sensore esclusivamente monocromatico. Rispetto alle tendenze attuali, potrebbero sembrare caratteristiche radicali. Eppure questa fotocamera ha esercitato su di me un’attrazione fortissima.

La ragione è semplice: desideravo tornare a fotografare percependo il respiro della strada. Volevo confrontarmi con il mondo in bianco e nero fin dall’istante dell’incontro, misurarmi con la «luce» e disegnare attraverso l’«ombra». Sentivo il bisogno di ritrovare, ancora una volta, le origini stesse della fotografia.

Fotografo soprattutto animali, costruendo immagini prevalentemente monocromatiche. In alcuni lavori ho utilizzato anche il «colore selettivo», conservando cromie soltanto in determinate aree. Non si trattava di eliminare ogni colore, ma di mantenerne deliberatamente una minima presenza per guidare lo sguardo. Era un linguaggio al quale ero legato e che rispondeva a una mia precisa intenzione espressiva.

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Foto di 皆尺寺 悠史

Nel frattempo, sempre più persone che osservavano i miei lavori mi dicevano: «Il tuo bianco e nero è già abbastanza potente così com’è». Erano parole che mi facevano piacere, ma che suscitavano anche una lieve frustrazione.
Allo stesso tempo, dentro di me cominciava a nascere l’idea che forse avrei dovuto provare, almeno una volta e fino in fondo, a rinunciare al colore. La Leica Q2 Monochrom non è una fotocamera che converte in bianco e nero, dopo lo scatto, fotografie originariamente acquisite a colori.

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Foto di 皆尺寺 悠史

Il mondo appare monocromatico fin dall’istante dello scatto. Non appena si guarda nel mirino elettronico, l’informazione cromatica è già scomparsa: rimangono soltanto luce e ombra, materia, forma e gradazioni tonali. È stata un’esperienza molto più significativa di quanto immaginassi.

Di solito cerco un soggetto, penso alla composizione e organizzo lo sfondo. Valuto anche quali colori conservare e quali attenuare. Ma quando impugno la Leica Q2 Monochrom, la prima cosa che faccio è cercare la luce.

Verso uno sguardo sensibile alla luce e all’ombra

Dove cade la luce? Dove sprofonda l’ombra? Fino a che punto resiste il bianco, e quanto può raccontare il nero? Anche percorrendo gli stessi luoghi, ciò che emerge allo sguardo cambia poco a poco.

Non si reagisce più al colore, ma alla presenza sottile della luce. Non è una semplice questione di qualità d’immagine o di specifiche tecniche: è un’esperienza capace di trasformare lo sguardo stesso di chi fotografa.

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Foto di 皆尺寺 悠史

Anche il vincolo della focale fissa da 28 mm è stato un grande stimolo. All’inizio ho faticato con un angolo di campo al quale non ero abituato e, sinceramente, mi sono trovato spesso a pensare: «Se solo avessi un 100 mm» oppure «Se fosse un 50 mm».

Poi, a un certo punto, mi sono reso conto di una cosa: forse era proprio il pensiero «se fosse un certo numero di millimetri» a irrigidire il mio campo visivo. Invece di soffermarmi su ciò che non potevo fotografare con un 28 mm, dovevo prima provare a scattare con quella focale. Da lì avrei voluto scoprire ciò che soltanto un 28 mm rende possibile. È nato così un nuovo desiderio.

Proprio perché non posso avvicinarmi, osservo anche l’ambiente circostante.
Proprio perché non posso isolare facilmente una porzione della scena, rifletto sulla distanza.
Proprio perché non c’è colore, cerco la luce.

In questa esperienza vi erano molte cose che potevano essere percepite soltanto attraverso un 28 mm e un sensore monocromatico.

La libertà dischiusa dai limiti

Per me, la Leica Q2 Monochrom non è una «fotocamera capace di fotografare qualsiasi cosa». Al contrario, è uno strumento i cui limiti sono chiaramente definiti. Proprio per questo ho sentito che mette alla prova l’intenzione di chi fotografa.

Un’attrezzatura versatile amplia le possibilità della ripresa. Un’attrezzatura vincolante, invece, ci spinge a interrogarci nuovamente su ciò che desideriamo davvero vedere.

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Foto di 皆尺寺 悠史

Imparare a vedere il mondo in bianco e nero

Per me, la Leica Q2 Monochrom è una fotocamera caratterizzata da precisi vincoli. Il tempo trascorso camminando con questo apparecchio mi dà la sensazione di allenare le fondamenta della mia pratica fotografica.

Osservare la luce senza affidarsi al colore.
Osservare lo spazio vuoto senza affidarsi alla quantità d’informazioni.
Osservare non ciò che è visibile nell’immagine, ma la presenza che abita quel luogo.

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Foto di 皆尺寺 悠史

Per me, la Leica Q2 Monochrom è al tempo stesso una fotocamera con cui realizzare immagini monocromatiche e uno strumento attraverso cui guardare il mondo in bianco e nero.

Rinunciando al colore, alcune cose diventano visibili.
Accettando i limiti, talvolta si diventa liberi.

È una fotocamera che insegna silenziosamente questa sensazione, per certi versi paradossale.

Information
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皆尺寺 悠史

Fotografo che, parallelamente alla pratica clinica come chirurgo, sviluppa una ricerca visiva incentrata sugli animali e fondata sul linguaggio monocromatico.
Attraverso i temi della «presenza» e del «respiro», che emergono sottraendo il colore, esplora immagini capaci di sedimentarsi nell’interiorità di chi guarda.

cizucu: @syakurou_photo
Instagram: @syakurou_photo

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