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Tracciare i propri contorni: l’autoritratto come piccolo diario | Focus #728

By cizucu · 25 agosto 2026

Tracciare i propri contorni: l’autoritratto come piccolo diario | Focus #728

Cover photo by KOHAKU

Tracciare i propri contorni: l’autoritratto come piccolo diario | Focus #728

Cover photo by KOHAKU

Quando si pensa all’autoritratto, può venire in mente un’immagine frontale del volto, costruita attraverso un’espressione e una posa studiate. Eppure, fotografare se stessi non significa soltanto creare un’immagine da mostrare agli altri.

Il tempo trascorso accanto a una finestra, le mani durante una notte insonne, la luce che attraversa una stanza: in questi elementi rimangono silenziosamente impresse le emozioni di quel giorno e il ritmo della vita quotidiana. Esploriamo uno sguardo capace di registrare i contorni del sé come in un diario.

L’autoritratto non ritrae il volto, ma il tempo

Non è necessario circoscrivere il tema dell’autoritratto alla documentazione del proprio volto. Può essere anche un modo per custodire la traccia della propria presenza e le emozioni irripetibili di una giornata attraverso parti del corpo o oggetti dell’ambiente circostante. Una spalla riflessa nello specchio, una mano appoggiata su una sedia, un paio di scarpe tolte, una silhouette oltre la tenda. Anche senza mostrare direttamente un’espressione, nell’immagine affiora il tempo vissuto da chi l’ha realizzata.

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Foto di daphoto

Ciò che conta non è tanto interpretare una versione compiuta di sé, quanto prestare attenzione alle circostanze che precedono e seguono lo scatto. È la luce fredda del mattino o l’ombra allungata della sera? Ci troviamo in una stanza silenziosa o in un luogo raggiunto dai suoni esterni? Un’immagine capace di rievocare persino i suoni e la temperatura che non compaiono nell’inquadratura rimane impressa con forza come testimonianza della vita quotidiana.

Se la posa non convince, cogliersi nel mezzo di un gesto

Quando ci si fotografa da soli, il tentativo di definire una posa può facilmente irrigidire il corpo. In questi casi, provate a introdurre un gesto anziché una posa: legarsi i capelli, aprire una finestra, sistemare la manica di un abito, sedersi sul pavimento e chiudere un libro. Collocando la fotocamera tra l’inizio e la fine dell’azione, diventa possibile allontanarsi dalla necessità di costruire un’espressione. 

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Foto di yNAK

Anche quando si include il volto nell’inquadratura, non è necessario continuare a guardare l’obiettivo. Distogliendo lo sguardo, orientandosi verso la luce o lasciando che una parte del viso entri nell’ombra, si crea una distanza all’interno dell’immagine. Chiedersi se si desideri ritrarre «un’immagine di sé esteticamente ricercata» oppure «il proprio stato d’animo presente» aiuta a individuare con maggiore facilità lo spazio e la postura più adatti.

Affidare a una fotografia i contorni dell’oggi

Prima di scattare, provate a esprimere con una sola parola il colore della luce di oggi, l’aria sulla pelle, i suoni della stanza o il peso del vostro stato d’animo. Senza spiegare quella parola, cercate una luce e una distanza che le siano vicine e collocatele nell’inquadratura.

Un’altra possibilità consiste nel fotografare nello stesso luogo variando soltanto il momento. Mattino e sera, giornate serene e giornate nuvolose, giorni in cui ci si sente leggeri e giorni segnati dalla malinconia. Le variazioni tra composizioni simili possono rivelare cambiamenti che non avevamo saputo cogliere. La prossima volta che rivolgerete la fotocamera verso voi stessi, anziché cercare di ritrarre il volto nel modo più gradevole, scegliete una sola traccia della luce, del gesto o del suono che oggi permane in voi e affidatene i contorni a un’immagine.

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