Vi è mai capitato di provare a fotografare il cielo e ritrovarvi con un’immagine più piatta del previsto? Dal vivo il cielo sembrava così vasto e le nuvole così tridimensionali, eppure in fotografia si riducono a semplici masse bianche. In casi come questi, può essere utile cominciare non dal cielo in sé, ma dalla lettura delle forme delle nuvole.
Pur facendo da sfondo al paesaggio, le nuvole possono diventare le vere protagoniste di una fotografia: nubi sottili che scorrono, distese grigie a bassa quota, nuvole che si tingono al tramonto o masse che si innalzano prima della pioggia. Basta osservare con un po’ di attenzione la loro forma, l’altezza e il modo in cui ricevono la luce per trovare una nuova ragione per fotografare il cielo di ogni giorno.

Foto di はくらく
Le nuvole non sono uno «sfondo», ma l’espressione del cielo
Un cielo azzurro e sereno trasmette una sensazione piacevole, ma in fotografia può talvolta risultare monotono. È sufficiente introdurre le nuvole nell’inquadratura per conferire al cielo profondità e dinamismo. I cumuli sospesi e vaporosi suggeriscono leggerezza; i cirri sottili e allungati evocano quiete; gli spessi strati nuvolosi imprimono invece all’intera immagine una tonalità più pacata.

Foto di ちっちの
Per prima cosa, osservate in quale parte del cielo si trovano le nuvole. Se occupano ampiamente la parte superiore dell’inquadratura, il cielo diventa protagonista; includendo appena un accenno di città o di montagne nella zona inferiore, se ne può invece comunicare la vastità. Al contrario, quando si desidera utilizzare le nuvole come sfondo, limitare il cielo a circa un terzo dell’inquadratura aiuta a ottenere un equilibrio più armonioso con il soggetto.
Se fotografate con uno smartphone, è consigliabile toccare la zona luminosa delle nuvole e regolare l’esposizione leggermente verso il basso. Evitando di bruciare le alte luci, sarà più facile preservarne contorni e chiaroscuri. Più che renderle perfettamente bianche, mantenere una lieve presenza di ombre conferisce alle nuvole maggiore tridimensionalità.
Leggere forma e altezza trasforma l’atmosfera del cielo
Esistono numerose tipologie di nuvole. I cirri, sottili e sospesi ad alta quota, creano respiro e spazio nel cielo. Gli altocumuli, disposti a media altezza, assumono l’aspetto di piccoli granuli o increspature e, al tramonto, danno vita a trame particolarmente suggestive. Gli strati, estesi a bassa quota, avvolgono l’intero cielo in un grigio delicato, trasformando la luce su persone e città come se queste si trovassero all’interno di un enorme softbox.
Prima e dopo la pioggia, oppure nelle giornate ventose, il movimento delle nuvole tende a farsi più evidente. Le imponenti masse che si innalzano come cumulonembi hanno una grande forza visiva, ma possono essere accompagnate da fulmini e raffiche intense. Anziché cercare di avvicinarsi, è essenziale osservarle da un luogo sicuro. Quando il tempo sembra sul punto di peggiorare, la priorità non è lo scatto, ma assicurarsi innanzitutto una via di rientro.

Foto di hhhiroooki
Quando si fotografa, non è necessario conoscere con precisione il nome delle nuvole. È sufficiente percepirle come «sottili», «pesanti», «in movimento» oppure «in espansione». Ciò che conta è leggere lo stato d’animo che quella nube aggiunge alla fotografia: leggerezza, inquietudine o quiete. Questa percezione diventa un indizio prezioso per definire la composizione.
Con la luce giusta, le nuvole diventano protagoniste
Le nuvole mutano maggiormente espressione nelle ore del mattino e della sera, quando sono illuminate da una luce radente. Con il sole basso sull’orizzonte, la parte inferiore delle nubi si colora e i chiaroscuri diventano più marcati. Soprattutto nei minuti immediatamente precedenti e successivi al tramonto, il colore del cielo può cambiare nel giro di pochi istanti. Anche quando pensate di avere già ottenuto lo scatto, non andatevene subito: attendendo appena altri dieci minuti, sui margini delle nuvole potrebbero comparire sfumature inattese.
È preferibile mantenere l’esposizione leggermente contenuta. Se l’immagine è troppo luminosa, le zone bianche delle nuvole rischiano di bruciarsi, cancellandone la forma. Quando il cielo è il soggetto principale, osservate lo schermo e regolate l’immagine un poco più scura, cercando il punto in cui venature e ombre delle nubi restano leggibili. Con una fotocamera, scattare in formato RAW permette di rifinire più agevolmente in post-produzione le gradazioni tonali del cielo.
Le nuvole cambiano forma in pochi istanti. Proprio per questo, invece di aspettare lo scatto perfetto, vale la pena azionare l’otturatore non appena qualcosa cattura l’attenzione. Leggere le espressioni del cielo non serve soltanto a prevedere il tempo: può essere un esercizio di osservazione che ci rende un po’ più sensibili ai mutamenti del mondo.

