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photo poster project | Dialogo con lo staff | 穂(スイ) × oku yuuka | Ciò che è emerso proprio grazie a uno spazio «riservato alle donne» I ISSUE #276

By cizucu · 30 agosto 2026

photo poster project | Dialogo con lo staff | 穂(スイ) × oku yuuka | Ciò che è emerso proprio grazie a uno spazio «riservato alle donne» I ISSUE #276
photo poster project | Dialogo con lo staff | 穂(スイ) × oku yuuka | Ciò che è emerso proprio grazie a uno spazio «riservato alle donne» I ISSUE #276

«photo poster project (ppp)», organizzato da cizucu in tutto il mondo, non è una semplice mostra fotografica. È una comunità in cui chiunque può condividere la propria storia sentendosi al sicuro, nonché un’occasione per entrare in contatto, in uno spazio fisico, con creativi provenienti da ogni parte del mondo.

Come edizione speciale di ppp, «photo poster project for Woman (ppp for Woman)» si è svolto domenica 12 luglio presso «STAYFUL LIFE STORE», a Mitaka, Tokyo. Si tratta di un ppp dedicato alle donne e rivolto a «tutte le persone che si identificano come donne», nato per offrire a un numero sempre maggiore di persone uno spazio sicuro in cui vivere la fotografia.

Questa volta ripercorriamo, attraverso le parole di 穂(スイ) e oku yuuka, entrambe coinvolte nello staff organizzativo di «ppp for Woman», il tempo condiviso e le relazioni nate quel giorno: dalle ragioni che le hanno spinte a prendere parte all’organizzazione alle sensazioni vissute nello spazio espositivo, fino alle loro aspettative per il futuro di «ppp for Woman».

Q.01Per cominciare, presentatevi e raccontateci che cosa avete ritenuto importante nel lavoro organizzativo!

穂(スイ)

Sono 穂(スイ) e faccio parte dello staff volontario di ppp per l’area del Kantō.
Di solito fotografo principalmente con fotocamere analogiche e partecipo a ppp fin dalla prima edizione di Tokyo.
In seguito ho iniziato a collaborare anche all’organizzazione come membro dello staff.

Ciò che considero più importante nel lavoro organizzativo è conoscere la persona che si trova al di là di ogni fotografia.
Non voglio limitarmi a osservare l’opera, ma ascoltare anche la storia da cui è nata e le emozioni affiorate in quel momento. Cercando di non dimenticare l’entusiasmo e la tensione provati durante la mia prima partecipazione, ho prestato particolare attenzione a creare un’atmosfera in cui anche chi partecipava per la prima volta potesse sentirsi a proprio agio ed essere se stesso.
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oku yuuka

Sono oku yuuka e anch’io faccio parte dello staff volontario di ppp per l’area del Kantō. Nella vita professionale mi occupo della gestione di progetti in ambito sanitario e lavoro come fotografa.

Trattandosi della prima edizione riservata alle donne, è stata anche un’occasione per riflettere nuovamente sul genere. Quale influenza ha avuto, nella mia vita, il fatto di «essere una donna»? È stato proprio grazie a questa edizione che, per la prima volta, ho iniziato a interrogarmi seriamente su tale questione.

Ancora oggi non possiedo una risposta chiara alla domanda su che cosa significhi «essere una donna». Tuttavia, l’essere percepita come tale mi ha regalato momenti felici, ma mi ha anche posto di fronte a delle difficoltà. Proprio per questo desideravo che chi aveva scelto di partecipare a uno spazio riservato alle donne potesse trascorrervi il proprio tempo sentendosi al sicuro. Volevo inoltre che fosse un’occasione per riconoscersi nelle diverse sensibilità e, al contempo, apprezzarne le differenze.
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Q.02Che cosa vi ha spinte a collaborare a «ppp for Woman» come membri dello staff?

oku yuuka

«Chi potrebbe desiderare di partecipare a un’edizione riservata alle donne? E quale tipo di staff potrebbe far sentire le partecipanti al sicuro?». Riflettendoci, ho pensato che la mia semplice presenza nello staff, in quanto donna, avrebbe potuto rappresentare per loro un elemento di rassicurazione. È questa la ragione per cui ho deciso di partecipare.

穂(スイ)

Al di là del mio ruolo nello staff, tutto è nato dal fatto che, come semplice appassionata di fotografia, ho sentito di voler partecipare. Il mondo della fotografia è ancora prevalentemente maschile in molti contesti, ma uno spazio tra donne rende più facile prendere parte all’iniziativa con spontaneità e serenità. È stato questo ad affascinarmi profondamente.

Naturalmente, il genere non cambia in modo sostanziale il modo in cui si vive la fotografia. Eppure credo che poter condividere con naturalezza prospettive ed esperienze quotidiane specifiche delle donne possa condurre a nuove scoperte e forme espressive.
Proprio per questo, stavolta ho voluto contribuire in prima persona a trasmettere tale valore. Desideravo che le partecipanti potessero rilassarsi e godersi la fotografia, creando un’esperienza al termine della quale pensassero: «Sono felice di essere venuta». È con questo spirito che ho preso parte allo staff.
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Q.03Dopo aver realizzato concretamente l’iniziativa, avete notato differenze rispetto alle edizioni ordinarie?

穂(スイ)

Ho avuto l’impressione che i contenuti delle conversazioni fossero leggermente diversi. Nelle edizioni ordinarie si parla spesso in modo approfondito della fotografia in sé: del processo che ha condotto allo scatto, dell’attrezzatura o delle tecniche utilizzate. Ritengo che anche questo sia uno degli aspetti più interessanti di ppp.

Questa volta, tuttavia, ci sono stati molti momenti in cui si è parlato del contesto in cui era nata una fotografia e delle emozioni vissute in quell’istante. «Perché hai realizzato questa fotografia?», «Che cosa provavi in quel momento?». Attraverso questi racconti, è stato possibile percepire persino il tempo e l’atmosfera custoditi oltre la superficie di ogni opera.

Proprio perché eravamo tra donne, l’empatia nasceva spontaneamente e le conversazioni si ampliavano intrecciando esperienze ed emozioni personali. Poter entrare in contatto, attraverso la fotografia, con i valori e lo sguardo di ciascuna persona è stato, a mio avviso, il tratto più significativo di questa edizione.

oku yuuka

Più che una differenza sostanziale, la prima impressione è stata semplicemente: «Ci sono davvero moltissime donne». Mi è sembrato però che ci fossero più fotografie caratterizzate da una sensibilità delicata rispetto al solito.

Si respirava un’atmosfera distesa, in cui era naturale parlare non soltanto delle opere, ma anche delle emozioni e delle circostanze che avevano accompagnato la loro realizzazione. Con il susseguirsi delle conversazioni, sentivo ridursi la distanza tra chi aveva scattato e chi osservava; forse è proprio per questo che anche l’atmosfera delle fotografie appariva spontaneamente più morbida.
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Q.04C’è stato un momento della giornata che vi è rimasto particolarmente impresso?

穂(スイ)

Ci sono stati molti momenti in cui la distanza con le creative presenti si è accorciata in modo del tutto naturale.
Nonostante molte persone si incontrassero per la prima volta, le conversazioni si interrompevano raramente. Sono state scambiate così tante parole che il tempo sembrava non bastare mai.
Mi ha fatto molto piacere sentire le partecipanti dire «Mi sono divertita» o «Vorrei partecipare di nuovo», ma ciò che mi è rimasto più impresso è che anch’io ho costruito legami capaci di farmi pensare: «Vorrei rivedervi tutte».
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oku yuuka

Anche a me sono rimasti impressi i momenti in cui l’atmosfera dello spazio espositivo si distendeva poco a poco. All’inizio alcune persone erano tese, ma davanti alle fotografie le parole affioravano spontaneamente e, in più occasioni, qualcuno ha cominciato a raccontare: «In realtà, dietro questa fotografia c’era questo sentimento».
È stato molto bello e rassicurante vedere le persone intorno ascoltare in silenzio ogni singola parola, riconoscervisi o metterla in relazione con la propria esperienza. Forse proprio perché si trattava di uno spazio riservato alle donne, c’era la sicurezza necessaria per parlare senza dover soppesare eccessivamente ogni parola.

Q.05Questa esperienza ha generato in voi qualche cambiamento o nuova consapevolezza?

oku yuuka

È stato un nuovo esperimento, essendo un’edizione riservata alle donne, e mi sono resa conto che anche delimitare leggermente il pubblico di riferimento può trasformare l’atmosfera complessiva delle fotografie. Finora non avevo riflettuto molto sulla distinzione tra donne e uomini, ma ho iniziato a pensare che forse anche la fotografia rifletta, in qualche modo, il genere della persona che l’ha realizzata.

穂(スイ)

È cambiato leggermente il mio modo di osservare le fotografie. Avevo sempre attribuito importanza alle intenzioni e alla storia di chi le aveva realizzate, ma ascoltando direttamente le parole delle creative ho compreso ancora una volta come ogni fotografia restituisca anche i valori della persona e le emozioni vissute in quel preciso istante.

Credo che ppp non sia soltanto uno spazio in cui mostrare reciprocamente le proprie opere, ma anche un luogo in cui condividere le storie da cui esse sono nate e ciò che ciascuno considera prezioso. In questa occasione, tali scambi sembravano svilupparsi in modo ancora più naturale. Conoscere una persona attraverso una fotografia e dare vita a nuove relazioni: desidero continuare a custodire questa prospettiva, secondo cui «nelle fotografie si riflettono le persone».
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Q.06Se «ppp for Woman» venisse organizzato nuovamente, a quali persone vorreste che si rivolgesse?

oku yuuka

Ho l’impressione che, tra chi pratica la fotografia, la presenza maschile sia nettamente prevalente. In realtà, però, ci sono anche moltissime donne che fotografano. Per questo consiglierei senz’altro l’iniziativa a chi pensa: «Vorrei avere delle amiche con cui condividere la fotografia».
Io stessa, dopo l’incontro, sono andata a fotografare nei caffè e ho partecipato a photowalk insieme ad alcune delle persone presenti. Ho trovato compagne di fotografia che ora frequento anche nella vita privata.

穂(スイ)

Vorrei che partecipassero soprattutto le persone che amano la fotografia ma non trovano ancora il coraggio di mostrare le proprie opere, oppure che desiderano incontrare qualcuno con cui parlarne liberamente.
Naturalmente, non sono richieste competenze tecniche o esperienze particolari. Credo che il valore più grande di «ppp for Woman» risieda proprio nell’essere un luogo in cui ciascuna può portare e condividere la propria autenticità. Sarei felice di continuare a offrire il mio sostegno come una delle persone impegnate a trasmettere questo valore.
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Q.07Per concludere, che cosa vi aspettate dal futuro di «ppp for Woman»?

oku yuuka

In futuro vorrei che «ppp for Woman», pur continuando a valorizzare il senso di sicurezza offerto da uno spazio riservato alle donne, diventasse un luogo in cui le partecipanti possano condividere le proprie esperienze ed emozioni con ancora maggiore libertà. Sarebbe interessante, per esempio, organizzare in concomitanza con la Giornata internazionale della donna del prossimo anno un’edizione dedicata al tema «Che cosa significa essere donna?».
Credo che attraverso la fotografia sia talvolta possibile parlare con naturalezza anche di ciò che, nella vita quotidiana, è difficile esprimere a parole. Mi auguro che, attraverso il susseguirsi di esperienze simili, si moltiplichino gli spazi in cui entrare in dialogo sia con se stesse sia con gli altri.

穂(スイ)

L’idea di avere un tema è davvero splendida. Sento che «ppp for Woman» offra un’ampiezza di emozioni condivisibili e di argomenti di cui si può parlare con naturalezza proprio perché è riservato alle donne. Sarebbe interessante proporre temi come «Il momento in cui qualcosa mi ha emozionata», «Un sentimento che non sono riuscita a esprimere a parole» o «Ciò che mi ha sostenuta»: spunti capaci, a partire da una singola fotografia, di avvicinarci alla storia personale di ciascuna e a ciò che considera prezioso.

Sarebbe magnifico se questa iniziativa si estendesse non soltanto in Giappone, ma anche all’estero, diventando un luogo d’incontro tra donne che vivono in Paesi e culture differenti.
Proprio perché condividiamo il linguaggio comune della fotografia, possiamo entrare in contatto con lo sguardo e i sentimenti di una persona superando le barriere linguistiche e culturali. Mi auguro che relazioni di questo tipo possano diffondersi in tutto il mondo.
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