Quando prendiamo in mano lo smartphone, lo impugniamo spontaneamente in verticale. Figure umane, profondità delle strade, edifici che si slanciano verso il cielo, la luce che cade sul davanzale: la composizione verticale è oggi la forma fotografica più familiare, ma non si riduce semplicemente a una questione di formato.
Se la fotografia orizzontale mostra il "luogo", quella verticale guida lo "sguardo". Dall’alto verso il basso, dal primo piano al fondo, oppure dallo spazio bianco al soggetto: il frame verticale possiede la capacità di rallentare lo sguardo di chi osserva.

Photo by まおち
Quando c’è spazio bianco, lo sguardo si posa in silenzio
Il fascino della composizione verticale non sta solo nel mostrare il soggetto in grande. Anzi, è proprio lasciando spazio bianco sopra o sotto che la fotografia respira. Cielo, pareti, pavimenti, ombre: gli spazi apparentemente vuoti sostengono silenziosamente la presenza del soggetto. Quando si fotografa un’insegna davanti alla stazione o una persona per strada, provate a non centrare troppo il soggetto e a lasciare spazio sopra, magari con il cielo o la facciata di un edificio. Lo sguardo non si dirige subito al soggetto, ma lo raggiunge attraversando lo spazio bianco. Questo tempo di “vedere con un leggero ritardo” dona alla fotografia un senso di risonanza e profondità.

Photo by 雪杜エリ|Eri Yukimori
Anche nella selezione delle opere per una mostra fotografica, capita di imbattersi in uno scatto che cattura lo sguardo senza un motivo preciso. Non è il soggetto appariscente, ma la distribuzione di colore, luce e spazio bianco a lasciare il segno. La composizione verticale è una cornice che rende tangibile quella sensazione di “c’è qualcosa che mi piace, ma non so spiegare cosa”.
La profondità si estende verso l’alto nel verticale
La composizione verticale è ideale anche per creare profondità. Strade, scale, finestre, alberi, colonne degli edifici: quando si individuano linee che si estendono dal basso verso l’alto, nasce un percorso naturale all’interno della fotografia. L’occhio dello spettatore si muove dal primo piano al fondo e poi verso la parte superiore dell’immagine.

Photo by tk
La luce che filtra attraverso il vetro in un giorno di pioggia, i filari degli alberi, gli spazi aperti delle stazioni: sono tutti motivi che si sposano perfettamente con la composizione verticale. Se si collocano elementi scuri in primo piano e elementi chiari sullo sfondo, anche una fotografia bidimensionale acquista stratificazione. La profondità non si costruisce solo con la luminosità, ma anche con la sovrapposizione di primo piano, piano intermedio e sfondo.
Se scattate con lo smartphone, provate ad abbassarvi leggermente e guardare dal basso verso l’alto: la strada o l’edificio di tutti i giorni appariranno più lunghi, lontani, tridimensionali. La composizione verticale è un piccolo cambiamento di prospettiva per riscoprire l’altezza e la distanza della quotidianità.
Nella fotografia di persone, conta più lo spazio che la figura intera
Quando si fotografa una persona in verticale, non è necessario includere per forza l’intera figura. Il volto, la schiena, le mani, i piedi. E l’aria che circonda la persona. Con la composizione verticale, emerge non solo la persona in sé, ma anche la relazione con il luogo in cui si trova.
Quando, davanti alla stazione affollata, per un attimo si apre un varco tra la folla, oppure quando restano solo un idrante, un’insegna o un raggio di luce: anche in queste scene si percepisce la temperatura della città. Anche senza la presenza fisica di una persona, se rimane la sua traccia, la fotografia inizia a raccontare silenziosamente.
Se includete una persona, provate a posizionarla piccola nella parte bassa dell’inquadratura, oppure a lasciare ampio spazio bianco sopra, con il cielo o una parete. Rimpicciolendo il soggetto, si evidenzia il luogo e il tempo in cui si trova. La composizione verticale si presta più a suggerire la presenza che a “spiegare” la persona.
Scattare in verticale significa scegliere dove va lo sguardo
La composizione verticale è la forma spontanea dell’era degli smartphone. Proprio per questo, rischia di essere trascurata come linguaggio espressivo. Cosa mettere in alto? Cosa lasciare in basso? Dove creare spazio bianco e dove fermare lo sguardo? Ogni scelta influenza profondamente l’impatto della fotografia.
La prossima volta che scattate una foto, non limitatevi a impugnare il telefono in verticale: pensate a dove entra l’occhio e dove si ferma. Dal cielo alla persona, dalla luce all’ombra, dalla linea in primo piano al piccolo soggetto sullo sfondo: nel verticale esiste un percorso che guida chi osserva.

Photo by morissy
Riconsiderare la fotografia verticale come forma espressiva: da qui può nascere una nuova visione anche per gli scatti quotidiani realizzati con lo smartphone. Una fotografia che ferma lo sguardo non nasce da luoghi speciali, ma da ciò che scegliamo di lasciare nello scatto.
