Nel campo della pubblicità di moda, si moltiplicano i casi in cui vengono creati visual sintetici basati sull’aspetto dei modelli senza il loro consenso, richiedendo ai fotografi una nuova sensibilità critica.
In questo articolo, approfondiamo la questione dell’affidabilità del ritratto nell’era della generazione di immagini tramite AI, il consenso prima dello shooting e come affinare uno sguardo autentico.
Corpi sintetici e la fiducia vacillante nella fotografia
Oggi è possibile sostituire una foto di prodotto scattata su fondo bianco con ambientazioni in una strada cittadina, in un bar o in un mercato. La fotografia, quindi, non è più solo la registrazione di un istante, ma diventa materia prima da cui ricavare nuovi significati anche successivamente.

Foto di saciiiko
Il problema non risiede nella manipolazione in sé.
Quando l’immagine viene utilizzata con espressioni, pose o atmosfere non previste dal soggetto, può essere compromesso il brand personale o la dignità del protagonista.
Anche per noi creativi, c’è il rischio che la relazione costruita sul set, la lettura della luce e la direzione delle pose diventino meno percepibili. Per questo, diventa fondamentale, prima dello shooting, chiarire su quali media verrà utilizzata l’immagine, per quanto tempo, l’estensione delle modifiche e se verranno impiegate tecniche di generazione automatica: questi aspetti costituiscono la base della pratica espressiva contemporanea.
Uno sguardo sul set che resiste all’AI generativa
Più la tecnologia si fa comoda, più il valore risiede non nella rapidità dello scatto, ma nella capacità di osservare e scegliere cosa lasciare come traccia.
Provate a fotografare lo stesso abito vicino a una finestra al mattino, in un vicolo al tramonto o in una stanza illuminata da neon: il semplice cambio di sfondo trasforma radicalmente la narrazione e la percezione del soggetto. Con lo smartphone, abbassate leggermente l’esposizione per mantenere le ombre; con una reflex, variate la lunghezza focale per modulare la distanza psicologica dal soggetto.

Foto di KUNGMAN
Proprio perché viviamo in un’epoca in cui l’AI può generare immagini impeccabili, le piccole imperfezioni, i dubbi, gli sguardi fuori fuoco diventano elementi di autenticità. Se si pubblica su una rivista, non solo il taglio finale, ma anche gli scatti di backstage che trasmettono l’atmosfera del set possono avere una forte carica persuasiva.
La percezione dell’opera cambia con la modalità di presentazione
Annotare brevemente il tema dello shooting, l’attrezzatura utilizzata, le condizioni di luce e gli accordi presi con il soggetto può arricchire la presentazione dell’opera. Un esercizio consigliato è riguardare un ritratto accompagnandolo con l’“intenzione di scatto”, la “composizione scartata” e le “imperfezioni lasciate in fase di editing”.

Foto di Ryoga
Quando si pubblica un’opera, combinare ritratti con il volto ben visibile, silhouette, dettagli delle mani o delle texture degli abiti crea un ritmo visivo interessante. Fotografare non significa ridurre qualcuno a semplice materia prima, ma condividere una nuova prospettiva sul mondo rispettando la presenza dell’altro.

