Per celebrare il lancio londinese del 〈photo poster project〉, abbiamo rivolto sei domande a Lucho Dávila, artista attivo nel Regno Unito, per approfondire le origini del suo pensiero e della sua pratica creativa.
Anche lui prenderà parte alla prima edizione britannica del ppp, che si terrà presso la Batsford Gallery l’11 e 12 aprile. Le iscrizioni sono già aperte e la chiusura delle candidature è imminente.
Lucho Dávila

Lucho Dávila
Fotografo ecuadoriano-spagnolo con base tra Londra e Parigi. Nylon Magazine lo ha definito “un amalgama che riflette potenza e una visione poliedrica”. Nella sua serie in corso “Fanesca”, esplora il sincretismo culturale attraverso il folklore latinoamericano e la moda. Questo lavoro ha ricevuto l’Ilford Analogue Grant, è stato premiato al Portrait of Britain ed è stato selezionato nella shortlist dei Sony World Photography Awards. Ha conseguito un Master (MA) presso la London College of Fashion (UAL) di Londra, dove oggi insegna. Le sue opere sono state pubblicate su Vogue, Harper’s Bazaar, Forbes, Metal Magazine e altre riviste internazionali.
Instagram : @iamtrece

©︎ Lucho Dávila
Q1. Perché ami la fotografia?
Amo la fotografia perché permette di modellare la realtà attraverso la luce. Sono cresciuto in Ecuador, dove la luce è intensa e dura per la maggior parte dell’anno; anche se allora non ne ero consapevole, credo che questo abbia affinato il mio sguardo fin da giovane.
Ma la vera passione l’ho scoperta a 17 anni, durante un soggiorno in Giappone. Viaggiando in treno d’estate, osservando la luce che filtrava dal finestrino, mi sono reso conto che basta una minima variazione della luce perché tutto appaia diverso.
Da allora, la fotografia è diventata per me il modo più chiaro di pensare. La mia materia principale è la luce, ma il mio obiettivo è sempre creare immagini che racchiudano significato e magia. Sono attratto da espressioni ispirate al surrealismo e al folklore, perché il mondo delle notizie e della vita quotidiana è già saturo di immagini forti e dure. Non voglio semplicemente replicare ciò che vedo ogni giorno. Per me, la fotografia è un mezzo per condividere il realismo magico latinoamericano con chi osserva.

©︎ Lucho Dávila
Q2. In che modo la fotografia ha cambiato te stesso?
Nel corso degli anni sono cresciuto sia come persona che come artista. La fotografia ha affinato il mio sguardo, ma anche il mio pensiero. Più ho studiato storia, cinema, image making e altri artisti, più il mio linguaggio visivo si è trasformato, cambiando anche il mio modo di percepire il mondo che mi circonda. Tutti i riferimenti e le influenze che ho assorbito hanno ridefinito come guardo, cosa noto e cosa scelgo di comunicare.
Anche i cambiamenti del settore mi hanno trasformato. Lavorare con clienti, rispettare le scadenze, collaborare in team e rispondere alle aspettative richiedono un approccio più intenzionale e disciplinato. Ho imparato a decidere più rapidamente, a spiegare le mie scelte e a raffinare il mio senso estetico.
Guardando indietro, non sono più lo stesso fotografo di quando ho iniziato con una fotocamera da 5 megapixel. Oggi il mio lavoro è più consapevole: rifletto molto più a fondo sul significato e sul contesto delle immagini che creo.

©︎ Lucho Dávila
Q3. Qual è il significato della fotografia nell’era dell’IA?
In un mondo in cui le immagini vengono generate in massa e la creatività rischia di ridursi a mera imitazione di idee preesistenti, la fotografia recupera il suo valore come “craft” – sintesi di tecnica e pensiero.
Ho sempre creduto che la fotografia sia solo uno strumento, e che ciò che conta davvero sia l’idea che la sostiene. L’IA lo ha dimostrato: anche se tutti possono accedere gratuitamente agli stessi strumenti, non tutti ottengono gli stessi risultati. Questo fatto non ha svalutato la vera creatività, anzi, ne ha accresciuto il valore.
La tecnica si può replicare. Ma uno sguardo autentico è irripetibile.
Oggi, più che mai, non conta quale fotocamera possiedi, ma “cosa vuoi raccontare”.
Q4. Cosa desideri comunicare attraverso la fotografia?
Attraverso il mio lavoro, rifletto su chi sono e dove sto andando. La serie in corso “Fanesca” parte dalle mie radici – sono metà spagnolo e metà ecuadoriano – e indaga come le influenze esterne agiscano su culture che non desideravano essere plasmate, e come le persone finiscano per accogliere espressioni che non erano originariamente le loro.
“Fanesca” celebra questo sincretismo culturale attraverso la lente del realismo magico. L’America Latina è un luogo dove elementi diversi si fondono in modi inaspettati, dando vita a qualcosa di sorprendentemente ricco e bello.
Con questo lavoro voglio raccontare la mia cultura al mondo, e allo stesso tempo ricordare a me stesso quanto sia fortunato a essere latinoamericano.

©︎ Lucho Dávila
Q5. Qual è la tua motivazione per continuare a creare?
L’America Latina ha una storia estremamente ricca e stratificata. All’inizio può sembrare travolgente, ma una volta che inizi a comprenderla, diventa molto familiare. La mia motivazione nasce dal desiderio di conoscere meglio questo passato e di tradurre ciò che scopro in immagini. Ci sono sempre storie, persone e tradizioni ancora da raccontare. È proprio la sensazione che non ci sia mai una fine a spingermi avanti.
Q6. Perché partecipi al ppp?
Ho deciso di partecipare al ppp grazie all’invito di cizucu. Sono stato molto attratto dal concetto di condividere le mie opere stampate in uno spazio pubblico.
Sono davvero felice di poter prendere parte a questo progetto e non vedo l’ora di contribuire a questa iniziativa che connette fotografi e crea incontri diretti con un nuovo pubblico.

©︎ Lucho Dávila



