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Hiro racconta | Affascinato dalle tecniche fotografiche di un secolo fa | Lastre di vetro | Knowledge #457

By ヒロ ·

Hiro racconta | Affascinato dalle tecniche fotografiche di un secolo fa | Lastre di vetro | Knowledge #457

Cover photo by ヒロ

Storie di creatori appassionati di fotografia e delle loro fotocamere. In ogni “macchina amata” si riflettono visioni e valori di vita personali. In questa serie, incontriamo Hiro, affascinato dalle fotocamere di oltre cento anni fa e dalle tecniche fotografiche dell’epoca.

Proprio oggi, quando le fotocamere digitali sono sempre più performanti e permettono di perseguire lo scatto ideale anche in post-produzione, Hiro è attratto dal tempo della fotografia che non ammette repliche. Caricare il vetro nell’oscurità, leggere la luce, attendere davanti a una grande fotocamera in legno. Queste scomodità non sono semplice nostalgia, ma ricche restrizioni che permettono di confrontarsi seriamente con il mondo.

Ci avviciniamo con delicatezza al fascino della fotografia come oggetto materiale, fissata sulla superficie del vetro.

Cosa sono le lastre di vetro

La “lastra di vetro” è un materiale fotosensibile costituito da una lastra di vetro ricoperta di emulsione gelatinosa, una tecnica fotografica che si diffuse nella seconda metà del XIX secolo. Poiché le lastre potevano essere maneggiate già asciutte, non era più necessario eseguire sul posto i complessi processi richiesti dalla fotografia al collodio umido, segnando una svolta che permise ai fotografi di allontanarsi dalla camera oscura per scattare. Anche il contributo di George Eastman, che rese le lastre più economiche e accessibili, ha avuto un ruolo fondamentale nella storia della fotografia.

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Photo by ヒロ

Affascinato dallo spessore della luce incisa sul vetro

Quella fotografia possedeva una profondità misteriosa, come se la luce fosse stata incisa direttamente sulla superficie del vetro.
Un’immagine che esiste come oggetto materiale, impossibile da percepire attraverso uno schermo digitale.
Ciò che mi ha conquistato è stato proprio il mondo delle “lastre di vetro”, una tecnica di cento anni fa.

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Photo by ヒロ
Lo spessore di quell’istante trasmesso dall’immagine impressa sul vetro

Ho iniziato a fotografare già in un’epoca in cui le fotocamere digitali erano ampiamente diffuse, durante il terremoto di Kumamoto. È allora che è riemersa l’OLYMPUS OM-1 che mia madre aveva tanto amato.

Il fatto che una macchina di oltre quarant’anni potesse tornare a vivere e funzionare con la giusta manutenzione mi ha profondamente colpito, spingendomi a intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo, passo dopo passo.

Dalle varie fotocamere e pellicole, sono andato ancora oltre. E così sono arrivato a una gigantesca fotocamera in legno di oltre cento anni fa e alle imponenti “lastre di vetro”.

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Photo by ヒロ

Oggi viviamo in un’epoca straordinaria, dove sensori avanzati e sofisticate tecniche di sviluppo RAW permettono di perseguire l’espressione ideale anche dopo lo scatto.

Anch’io conosco il piacere e il valore del tempo trascorso a sperimentare in digitale, ma proprio per questo sento nell’apparente “non-libertà” della fotografia su lastra un fascino irresistibile e lussuoso.

La preparazione delle lastre inizia nell’oscurità.
In una stanza buia, affidandomi alla tenue luce di sicurezza, inserisco la lastra di vetro non esposta nel portalastra. In quei momenti mi emoziono pensando: “Che tipo di luce voglio accogliere in questo scatto?”.
Tenendo tra le mani il vetro ancora immacolato, fantastico sui soggetti che incontrerò e sulle atmosfere che dovrò catturare: questi minuti rappresentano per me un rito insostituibile.

Una volta sul set, non si può più tornare indietro.
Si prepara l’attrezzatura imponente, si legge la luce con i propri occhi, si osservano persino i movimenti delle nuvole, concentrando ogni energia. Per premere il pulsante di scatto, si dedicano anche trenta minuti, a volte un’ora.

Questa “sfida senza possibilità di replica” genera una tensione che rende il mondo ancora più vivido.

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Photo by ヒロ
Il tempo trascorso nuovamente in camera oscura dopo lo scatto è anch’esso speciale. 

Sotto la luce rossa, dalla lastra immersa nel rivelatore affiorano non solo l’immagine dello scatto, ma anche temperature e colori che non dovrebbero essere visibili.

A volte emergono fluttuazioni impreviste, ma anche queste ambiguità si percepiscono come testimonianza di “quel momento, in quel luogo”.

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Photo by ヒロ
Ho fotografato un santuario cittadino e sono apparsi motivi che sembrano esprimere il suo mistero

Quello che una fotocamera di cento anni fa insegna è la ricchezza del tempo trascorso a confrontarsi seriamente con il mondo, oltre l’efficienza.

Rinunciando alla comodità, sentendo il peso del vetro tra le dita, si fissa la luce come “materia”.
Vi invito a condividere con me questa esperienza, scomoda ma estremamente raffinata e preziosa.

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Photo by ヒロ

Information
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ヒロ

Fotografo attivo a Fukuoka. Dopo aver ricevuto in dono dalla madre una OM-1, ha iniziato a esplorare le origini della fotografia. Attualmente utilizza fotocamere d’epoca di oltre cento anni e le tecniche dell’epoca, perseguendo la “fissazione della memoria” incidendo la luce su lastre di vetro. Svolge attività di promozione della fotografia su lastra in varie località di Fukuoka.

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Instagram:@hiro_kanpan