Per celebrare il lancio del a Mumbai, India, abbiamo rivolto tre domande a undici fotografi attivi sulla scena indiana. Il primo ppp in India, a cui parteciperanno anche loro, si terrà presso il 21 (sabato) e 22 (domenica) marzo. Le iscrizioni sono già aperte e si chiuderanno al raggiungimento del numero massimo di partecipanti.
Pravin Tamang

Pravin Tamang
Instagram : @pravin_tamang

Perché ami la fotografia?
La fotografia mi permette di trattenere momenti che altrimenti svanirebbero per sempre. Sono attratto dalla poesia silenziosa della quotidianità, dai gesti effimeri, dalle coincidenze inattese e dalla luce che si insinua perfettamente nei paesaggi più comuni.
Camminare per la città con la macchina fotografica mi insegna a essere più attento al mondo. Mi invita a notare ciò che è semplice, minimale e spesso trascurato. Trovo la bellezza in quegli attimi irripetibili. E la fotografia diventa il mezzo per conservare e condividere quello stupore.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
Sono diventato molto più osservatore e paziente, sia verso il mondo che verso me stesso. La ricerca dell’attimo mi ha portato a rallentare il passo, a notare dettagli che prima ignoravo: piccoli gesti, interazioni silenziose, lievi variazioni di luce.
Ho imparato anche ad apprezzare la semplicità. Un tempo cercavo scene grandiose e drammatiche, ora mi affido a ciò che è discreto, quotidiano e minimale.
La fotografia ha cambiato il mio modo di vivere: ora noto di più e mi aspetto di meno.
Perché partecipi al ppp?
Guardando altri progetti realizzati, ho incontrato opere davvero straordinarie su questa piattaforma. Mi sono subito immerso nell’opportunità e ora il mio punto di vista è profondamente cambiato.
Questo progetto e questa piattaforma, che diffondono la fotografia e offrono accesso all’arte e agli artisti, sono davvero eccezionali. Credo che aprano molte strade per crescere, connettersi e celebrare insieme.
Shetty Karthik

Shetty Karthik
Instagram : @theshettykarthik

Perché ami la fotografia?
La fotografia mi appare come una forma di dedizione silenziosa. Mi chiede di essere presente, e quando catturo un momento, spesso provo una sorta di trascendenza. Non si tratta di dominare, ma di testimoniare: notare ciò che molti ignorano, la luce sulla pelle, le pause tra le parole, la dignità silenziosa dei momenti ordinari.
Mi sono avvicinato alla fotografia perché mi sembrava più un atto di ascolto che di creazione. La macchina fotografica è diventata uno strumento per comprendere persone, spazi e me stesso. Ho capito che la fotografia non è “catturare” la realtà, ma percepire ciò che pulsa dietro di essa, le emozioni che ci uniscono.
La fotografia insegna pazienza, empatia e abbandono. La bellezza raramente si impone: semplicemente esiste, in attesa di essere scoperta.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
La fotografia mi ha insegnato a fermarmi in un mondo ossessionato dalla velocità. Ho imparato a prestare attenzione ai gesti, ai silenzi, alle emozioni che sfuggono alle parole. Un tempo affrontavo la vita con urgenza, ora la osservo.
Questa pratica ha cambiato anche il mio modo di relazionarmi: mi ha insegnato a incontrare l’altro senza giudizio, a rispettarne la vulnerabilità. Ha dissolto la paura dell’imperfezione: non ogni inquadratura deve essere perfetta, conta la verità.
Col tempo, sono passato dal voler impressionare al voler sentire. La fotografia ha affinato il mio senso estetico e la mia consapevolezza, rendendomi più morbido, paziente e presente sia nel lavoro che nelle relazioni.
Perché partecipi al ppp?
Partecipare a una mostra ppp mi sembra la naturale estensione della mia idea di fotografia: non confinata allo schermo, ma vissuta in uno spazio fisico condiviso. Oggi molte opere vengono consumate rapidamente, scorrono via in un attimo. Esporre in stampa restituisce all’immagine la sua quiete, permette allo spettatore di fermarsi, respirare e costruire una relazione con essa.
Mi attrae l’accessibilità e l’attenzione alla comunità del ppp. Abbassa le barriere spesso associate alle mostre, invitando i fotografi al dialogo, non solo tecnico ma anche emotivo, legato alla memoria e all’esperienza vissuta. Per me partecipare non è solo presentare una fotografia, ma entrare in quel dialogo collettivo che si svela oltre il frame.
Suresh Naganathan

Suresh Naganathan
Instagram : @sureshnaganathan

Perché ami la fotografia?
La fotografia ha cambiato completamente la mia vita. Mi ha aperto porte verso luoghi, comunità e persone che non avrei mai incontrato senza una macchina fotografica.
Mi connette con splendide comunità in tutto il mondo. Ovunque vada, so che incontrerò persone affini con cui condividere momenti speciali.
La fotografia è il mio passaporto per esplorare il mondo.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
Prima di iniziare a fotografare ero timido e introverso. La fotografia mi ha aiutato a uscire dal mio guscio. Negli ultimi anni sono diventato più curioso, più osservatore e più interessato al mondo che mi circonda.
In poche parole, la fotografia mi ha reso una persona migliore: capace di celebrare le differenze e di gioire della magia nascosta nella quotidianità.
Perché partecipi al ppp?
Quando ho saputo che questa mostra offriva l’opportunità di connettersi direttamente con persone affini, ho sentito che dovevo partecipare. Oggi molte delle nostre relazioni avvengono online, tramite chat o app come Instagram.
Per questo credo sia importante avere uno spazio reale dove incontrarsi e parlare di fotografia. È per questo che ho deciso di partecipare a questo evento.
Brandon Pinto

Brandon Pinto
Instagram : @the_little_lens

Perché ami la fotografia?
Per me la fotografia non è solo premere il pulsante: è sentire.
È la quiete prima dello scatto, la fiducia che nasce tra fotografo e soggetto.
Quando la luce avvolge delicatamente un volto e improvvisamente racconta una storia che nessuno aveva notato.
Dove altri vedono solo una spiaggia, tu percepisci l’emozione dell’ora blu.
Dove altri vedono il buio, tu scorgi possibilità cinematografiche.
Una luce. Un’inquadratura. Un istante.
Un attimo che sembra appartenere a un sogno.
Mi piace la fotografia perché mi permette di vedere in modo diverso.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
Sono diventato più consapevole. Prima i momenti semplicemente passavano. Ora osservo attentamente la luce, l’atmosfera, le espressioni, il tempismo. Non mi limito a guardare, ma osservo.
Sono diventato anche più paziente: aspettare l’ora blu, perfezionare una luce, guidare il modello finché l’emozione non è giusta. La fotografia mi ha insegnato a non avere fretta del risultato, ma a fidarmi del momento.
Inoltre, ho acquisito maggiore sicurezza: dal provare estetiche oniriche al dirigere uno shooting con una visione chiara. Sono cresciuto fino a possedere la mia visione. Ora mi fido dei miei occhi.
Perché partecipi al ppp?
Volevo far parte di qualcosa di più grande di Instagram. Un luogo dove la stampa respira, le persone si fermano e sentono davanti a un frame. Partecipo perché voglio ispirare qualcuno.
Se qualcuno vedendo il mio lavoro pensa “se ce l’ha fatta lui, forse posso farcela anch’io”, allora so quanto sia potente. Partecipo per incarnare la crescita.
Dal provare ritratti cupi al mostrare con sicurezza la mia estetica in pubblico: questo è il mio percorso. E nel profondo, partecipo perché credo che la fotografia meriti non solo lo schermo, ma soprattutto il muro.
Saurabh Kumar Shukla

Saurabh Kumar Shukla
Instagram : @streetwala

Perché ami la fotografia?
Amo la fotografia perché mi permette di fermare attimi che altrimenti svanirebbero in pochi secondi. Per me è più che scattare: è catturare emozioni.
Sono attratto dalla fotografia di strada e di viaggio, perché tutto è reale e non pianificato. Espressioni, caos, silenzio, piccoli dettagli spesso trascurati: tutto racconta una storia. A volte è uno sguardo, una preghiera silenziosa, un sorriso fugace. Ma se colto al momento giusto, può avere un grande significato.
La fotografia mi ha reso più paziente e osservatore. Mi ha insegnato a fermarmi e a vedere davvero ciò che mi circonda. Ho imparato a trovare la bellezza nella quotidianità. Ogni scatto non è solo per me, ma anche per chi si riconosce in esso: è un modo per preservare la memoria.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
Onestamente, la fotografia mi ha cambiato molto. Prima di prendere in mano la macchina fotografica, mi muovevo velocemente senza prestare attenzione a ciò che mi circondava. Ora è diverso: mi fermo, noto la luce, le espressioni, i momenti casuali della città. Sono diventato più osservatore e molto più paziente.
La fotografia mi ha anche dato fiducia: chiedere a sconosciuti di posare, viaggiare da solo per scattare, non era facile all’inizio. Ma col tempo ho imparato a uscire dalla zona di comfort e a credere in me stesso.
Soprattutto, la fotografia ha cambiato il mio modo di vedere la vita. Ora apprezzo di più i momenti semplici e quotidiani. Ho capito che ognuno ha una storia, e questa prospettiva mi ha reso una persona più comprensiva e radicata.
Perché partecipi al ppp?
Sentivo che pubblicare foto sui social non mi bastava più. Dopo tanto tempo a lavorare da solo, si rischia di restare nella propria comfort zone e smettere di sfidarsi. Volevo trovarmi in un luogo dove poter imparare, crescere e conoscere come altri fotografi pensano e lavorano.
Il ppp mi è sembrato molto autentico: non punta solo ai numeri o ai “like”, ma si concentra sulla crescita e sulla fotografia autentica. Volevo anche capire come il mio lavoro si posiziona tra altri talenti e ricevere feedback sinceri.
Per me partecipare al ppp significa migliorarmi, continuare e far parte di una comunità creativa che prende sul serio la fotografia.
Mayank Sharma

Mayank Sharma
Instagram : @mayank0491

Perché ami la fotografia?
Il mio primo incontro con la fotografia risale ai tempi della scuola, quando mio padre aveva una piccola fotocamera digitale. Incuriosito, ho iniziato a fotografare oggetti in casa. Quella curiosità ludica si è trasformata in qualcosa di più profondo.
La fotografia lascia traccia di un momento e suscita emozioni come nostalgia, perdita, introspezione: sensazioni che mi attraggono molto. Amo anche le connessioni che la fotografia mi ha regalato: dal lavoro nella moda commerciale ai soggetti del settore dello sviluppo in India, ho incontrato persone interessanti grazie alla fotografia.
Ogni incontro mi insegna qualcosa di nuovo, e spero che questo viaggio di scoperte e connessioni non finisca mai.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
Da quando ho iniziato, sono diventato più attento ai dettagli che prima avrei ignorato, più osservatore e paziente. Sento di avere maggiore rispetto per l’ambiente e le storie che vi abitano.
La fotografia ha anche ampliato la mia visione del mondo. Sono più consapevole della realtà in cui vivo, nel bene e nel male. A volte mi porta in luoghi che normalmente non frequenterei: esperienze che possono essere positive o difficili, ma che mi ricordano quanto sia vasto il mondo oltre il mio quotidiano.
Perché partecipi al ppp?
Ho deciso di partecipare al photo poster project perché crea connessioni tra le persone. Il senso di comunità che può nascere è qualcosa di molto speciale.
Amo questa piattaforma perché offre a fotografi e comunità la possibilità di vedere i lavori degli altri in forma stampata, non solo su uno schermo. Vivere la fotografia off-screen è potente: permette di fermarsi e connettersi profondamente con l’immagine.
Non vedo l’ora di essere parte della mostra a Mumbai e di quell’energia creativa condivisa.
Sahil Behal

Sahil Behal
Instagram : @behalsahil

Perché ami la fotografia?
I motivi per cui amo la fotografia sono innumerevoli, ma per me resta qualcosa di profondamente personale.
La fotografia è un mezzo meraviglioso per esprimere davvero se stessi. Ho iniziato nel 2013, in modo molto naturale. Prima lavoravo in un settore completamente diverso, ma appena ho incontrato la fotografia, qualcosa si è subito connesso.
È diventata molto più di una professione: è un modo per osservare e comprendere il mondo. La fotografia cattura momenti che restano per sempre, emozioni, persone e storie che altrimenti passerebbero inosservate.
Negli anni mi ha insegnato pazienza, disciplina, capacità di comunicare e di affrontare molteplici compiti sotto pressione. Ogni sessione richiede presenza e flessibilità.
Quello che mi entusiasma di più è che nessun giorno è uguale all’altro. Ogni volta che prendo la macchina fotografica, riparto da zero: devo costruire energia, fiducia e flusso da capo. Questa imprevedibilità mi mantiene fresco, curioso e in continua evoluzione. È questo che rende la fotografia sempre stimolante.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
Dal momento in cui ho deciso di perseguire la fotografia come carriera, la mia vita è cambiata in ogni aspetto. Prima ero spesso disorientato, senza sapere cosa volessi davvero. La fotografia mi ha dato chiarezza, scopo e la spinta a impegnarmi e crescere ogni giorno.
In questo percorso ho visitato luoghi incredibili e incontrato artisti e creativi stimolanti. Queste esperienze hanno plasmato la mia vita personale e professionale in modi inaspettati. Lavorare in team e realizzare idee creative mi ha dato fiducia e leadership.
Ma soprattutto, la fotografia mi ha permesso di scoprire e liberare il mio potenziale. Non ha solo cambiato la mia carriera, ma anche il mio modo di vedere me stesso e il mondo.
Perché partecipi al ppp?
Partecipo al ppp perché lo considero una piattaforma forte che riunisce diversi creatori, promuovendo dialogo, collaborazione e apprendimento reciproco. Il fatto che sia curato e sostenuto da un’organizzazione internazionale gli conferisce ancora più valore, perché permette lo scambio di idee oltre confini e prospettive.
Sento che oggi c’è sempre più bisogno di piattaforme dedicate alla fotografia e al visual storytelling. È rassicurante sapere che esistono spazi che sostengono attivamente la comunità fotografica e creativa.
Il ppp è un luogo dove posso contribuire a una rete creativa più ampia, continuando a crescere come artista e imparando dagli altri.
Yash Amod Tupkari

Yash Amod Tupkari
Instagram : @yasshvardhann

Perché ami la fotografia?
Amo fotografare paesaggi vividi, racconti di viaggio e scene di festa. Sento che la fotografia è l’unico modo per esprimere ciò che accade dentro di me.
Inseguo quest’arte da dieci anni e, onestamente, devo tutto ciò che sono oggi a questa meravigliosa presenza nella mia vita: la fotografia.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
All’inizio scattavo in modo casuale, senza conoscere concetti come inquadratura o color grading. Poi ho iniziato ad ammirare i fotografi che avevo vicino, traendo ispirazione da loro.
Ho cercato di capire come creavano le loro immagini, imparando le loro tecniche e adattandole al mio stile. Col tempo ho appreso moltissimo: viaggiare, generare idee, creare moodboard, color grading, inquadrature complesse e molte altre competenze.
Perché partecipi al ppp?
Penso che il ppp abbia un grande potenziale: sta cercando di recuperare il modo di connettere le persone attraverso un medium artistico comune.
Apprezzo anche il fatto che ogni artista venga riconosciuto e valorizzato, esponendo le sue opere su una scala più ampia.
Nirvair Singh Rai

Nirvair Singh Rai
Instagram : @nirvairrai

Perché ami la fotografia?
Amo l’essenza della fotografia: il fatto che il mondo possa essere proiettato in una stanza attraverso un piccolo foro. Sono sempre affascinato da questa semplicità.
Dall’altro lato, c’è la gioia di catturare la lanterna della memoria, di trattenerla o condividerla.
Ma soprattutto, in un mondo pieno di premi e riconoscimenti, voglio concentrarmi solo sulla forza della fotografia. Visitando zone di conflitto o aree delicate, ho potuto sostenere le persone del luogo vendendo le mie fotografie. Questo è già un traguardo, il più grande premio che potessi desiderare.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
Per me è un processo in continua evoluzione. Ho iniziato osservando la fauna selvatica, poi le persone, ora mi sono aperto a moda e pubblicità. Ora riesco a vedere tutti questi generi come un unico insieme, e a vedere il mondo come un tutto.
Dopo quasi vent’anni di pratica, la fotografia resta per me una forma di meditazione. Il mondo contiene vita e distruzione, ma la fotografia mi ha insegnato a vedere tutto sotto una stessa luce: quella dell’accoglienza e dell’umanesimo.
Perché partecipi al ppp?
Il ppp mi sembra uno spazio guidato dalla comunità, che cerca di connettere i creatori. Apprezzo sempre iniziative che creano occasioni di incontro e dialogo.
Per questo ho sentito una fiducia incondizionata nel voler partecipare.
Arijit Das

Arijit Das
Instagram : @arijitdas_wildlifephotography

Perché ami la fotografia?
Fin da piccolo ho sentito un forte legame con la fotografia e con la fauna selvatica. Un tempo molti animali vivevano vicino a noi, ma con lo sviluppo rapido della civiltà, i loro habitat naturali stanno scomparendo.
Attraverso le mie fotografie, voglio contribuire, anche se in piccolo, a proteggere la loro esistenza. Voglio raccontare le loro storie e trasmetterle alle generazioni future.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
Da quando ho iniziato a fotografare, il mio modo di vedere è cambiato completamente. Non mi limito più a guardare il paesaggio, ma osservo la luce, le ombre e le storie che si svolgono nel frame. Penso spontaneamente a quale luce dia vita al momento e quale angolazione o composizione ne rafforzi l’impatto.
Ho anche sviluppato molta pazienza, imparando ad aspettare la luce giusta o l’inquadratura perfetta. Sono diventato più sensibile verso la natura e la fauna. Ora non fotografo solo per scattare, ma per vivere davvero il momento e catturarlo con rispetto.
La fotografia mi ha reso più attento, consapevole e responsabile verso il mondo naturale.
Perché partecipi al ppp?
Uno dei motivi principali per cui ho scelto di partecipare al è che le loro mostre si tengono in tutto il mondo.
Questa piattaforma mi offre l’opportunità di far arrivare il mio messaggio e le mie opere a un pubblico globale.
Per me è uno degli aspetti più significativi di questo progetto: la possibilità che la mia voce e il mio sguardo si diffondano oltre i confini con rispetto e impatto.
Far parte di un’iniziativa internazionale come questa è stimolante e mi dà un forte senso di scopo.
Subhash Saraff

Subhash Saraff
Instagram : @photographybysubhash

Perché ami la fotografia?
Amo la fotografia perché permette di fermare e preservare attimi che altrimenti svanirebbero per sempre. Attraverso l’obiettivo posso raccontare storie della natura selvaggia: lo sguardo intenso di una tigre, l’eleganza silenziosa di un uccello, il dramma vivido della natura.
La fotografia ha affinato la mia pazienza e capacità di osservazione, insegnandomi a cogliere la luce, l’atmosfera e le sfumature emotive. È per me sia espressione creativa che meditazione.
Ogni frame collega le persone alla bellezza della natura e suscita rispetto per essa. La fotografia non è solo immagine, ma un mezzo per condividere esperienze, emozioni e storie che le parole non possono esprimere.
Come sei cambiato da quando hai iniziato a fotografare?
La fotografia mi ha cambiato in modi inaspettati. Ho imparato a essere paziente, ad aspettare la luce giusta, il momento ideale, il movimento perfetto. Sono diventato più attento ai dettagli nascosti nella natura, nella luce, nelle espressioni: cose che prima avrei ignorato.
Mi ha reso più consapevole e presente nel momento. In un mondo frenetico, mi ha insegnato a fermarmi. Dal punto di vista creativo, penso più profondamente a composizione, atmosfera e narrazione.
Soprattutto, ha rafforzato il mio legame con la natura, dandomi un modo significativo per esprimere ciò che vedo e sento dal mio punto di vista unico.
Perché partecipi al ppp?
Ho deciso di partecipare a una mostra organizzata da cizucu perché offre un modo nuovo e significativo di connettere i fotografi oltre i social media. Il permette di partecipare semplicemente caricando le proprie opere, mentre stampa e allestimento sono gestiti dagli organizzatori. Ciò che mi ha colpito di più è l’importanza data alle connessioni reali tra persone attraverso la fotografia: i creatori si incontrano, condividono storie e costruiscono una comunità.
Per me, che sono appassionato di raccontare storie della fauna selvatica, questa piattaforma è un’opportunità per mostrare il mio lavoro al mondo e confrontarmi con altri fotografi con la stessa visione. Non si tratta solo di esporre, ma di dialogare, ispirarsi e crescere insieme come visual storyteller.


